La guerriglia urbana delle Suffrajitsu

La glassa di politicamente corretto sul movimento inglese delle suffragette lascia perplessi.

Se è vero che le suffragette furono per composizione sociale un movimento borghese, la loro protesta incontrò una violenta risposta nelle forze dell’ordine, nell’aristocrazia – che vedeva questo movimento “borghese” come un attentato ai suoi ultimi privilegi – e tra i maschi di ogni generazione e composizione.

Come ogni movimento di emancipazione nella storia, non puoi togliere i privilegi di una classe per redistribuirli alla massa, e sperare che il processo sia indolore.

Anche il movimento delle suffragette, nel suo neanche tanto “piccolo”, fu un affare duro e sanguinoso.

Si può a questo proposito tentare un paragone con le Trade Unions operaie.

I primi sindacati inglesi, sbrigati in tutta fretta con due righe e una data sui manuali, risultarono la dura conquista di decenni di proteste. Se scioperi e proteste sfociarono alla fine nella legalizzazione del sindacato, fu solo per la testardaggine pagata nel sangue degli operai. Le richieste di emancipazione erano in violento contrasto, sia con l’industrializzazione rampante, sia con il mercato liberale. Il sindacato rallentava, danneggiava il processo: gli imprenditori avrebbero di gran lunga preferito traslocare oltremare, nelle colonie. Ma decentralizzare in quelle stesse colonie che sarebbero poi diventare i paesi del terzo mondo, non era ancora possibile.

Possiamo notare quanto sia sciocca l’idea che industria e democrazia vadano a braccetto d’altre semplici considerazioni; la prevalenza tra i paesi pesantemente industrializzati di monarchie classiste (Inghilterra), o reazionarie (la Prussia post Bismark), o Imperialiste (la Francia di Napoleone III); il richiamo delle Trade Unions alle corporazioni e ai diritti dell’Ancient Regime come “scudo” verso il capitalismo borghese; il business delle ferrovie costruite in tempi rapidissimi nell’Austria-Ungheria di Francesco Giuseppe e nella Russia Zarista, contrade dove certo la democrazia non andava di moda!

Nonostante i sostenitori delle meravigliose e progressive sorti, non esiste alcun nesso necessario tra Democrazia-Industria-Progresso. Dalla crisi economica del 2007, la direzione centralizzata della Cina ha permesso di assorbire e limitare i danni molto più di quanto sia riuscita l’Europa liberale, o i liberalissimi Stati Uniti.

Le suffragette, come le Trade Unions, si muovevano contro l’economia liberale e contro l’industria.

In altre parole, erano in contrasto con il “progresso”, se intendiamo con questo termine lo sviluppo di un’economia liberale e capitalista. Lo vediamo tutt’oggi: lo sfruttamento della donna, sia nel banale sfruttamento in fabbrica nei paesi sottosviluppati, sia nel traffico della prostituzione verso i paesi in via di sviluppo, sia nello sfruttamento del corpo femminile nei paesi “avanzati” sono tutti ingranaggi di un turbo-capitalismo che mira unicamente al puro guadagno.

Come le Trade Unions erano ritenute anticaglie, ostacoli al progresso Adam Smith(iano), così le suffragette erano ritenute pericolose “distruttrici” dell’ordine naturale, del buon funzionamento dell’economia. Ai giorni nostri il femminismo che rifiuti l’individualismo liberale è accusato proprio di questo; di volersi opporre a libertà fondamentali, al “progresso” capitalista che vuole che ogni uomo o donna si svenda sul mercato al miglior offerente.

antisuffragettes4

E’ questo, l’autentico contesto di lettere di protesta e manifestazioni in cui dovete inserire le suffragette. Gli scioperi della fame risultarono una sgradita novità per le carceri inglesi, che scelsero un’alimentazione forzata che non possedeva certo la delicatezza delle flebo endovena moderne: dovete immaginare tubi che spaccano denti di bocche risolutamente serrate, sbobba ficcata in gola, rigurgiti&vomiti, gente soffocata e altre simili piacevolezze.

Verso il 1913 la situazione raggiunse il classico “punto di ebollizione”.

Gli scontri con la polizia erano degenerati al punto tale che Sylvia Pankhurst arrivò a consigliare alle sue seguaci d’imparare le arti marziali.

Randelli, bastoni e muscoli per usarli erano caldamente raccomandati.

Le sue parole sono piuttosto eloquenti:

We have not yet made ourselves a match for the police, and we have got to do it. The police know jiu-jitsu. I advise you to learn jiu-jitsu. Women should practice it as well as men.
Don’t come to meetings without sticks in future, men and women alike. It is worth while really striking. It is no use pretending. We have got to fight.

L’esortazione di Sylvia Pankhurst ottenne più di quanto probabilmente sperava: per proteggere le diverse leader del movimento, la Women’s Social and Political Union creò una guardia del corpo femminile, con lo scopo di proteggere la Pankhurst nei comizi in piazza. Si stimano all’incirca trenta donne, della bassa borghesia e della classe lavoratrice. Il movimento pagò un istruttore professionale, e la bodyguard imparò a fondo il Jiu-jitsu. Questa particolare arte giapponese era già stata introdotta in Inghilterra quindici anni prima dalla leggendaria figura di Edward William Barton-Wright, il fondatore del Bartitsu, l’arte marziale di autodifesa usata da Arthur Conan Doyle nei racconti di Sherlock Holmes! I giornalisti non appena vennero a conoscenza del fatto deliziati coniarono l’impronunciabile neologismo Jujitsusufragettes…

punch6july1910

Probabilmente la battaglia in cui più le Jijitsusuffragette diedero prova di sé, fu nel comizio del 9 marzo 1913, a Glasgow. Tra le aspettative (e l’odio) di migliaia di persone, Emmeline Pankhurst aveva annunciato un comizio nella St Andrew Hall; l’iniziativa era legale ai sensi della legge, tant’è che bisognava pagare un biglietto per assistere.

La bodyguard, forte di trenta donne, viaggiò in un vagone di terza classe sotto la copertura di una compagnia teatrale. Alloggiarono in un hotel vicino alla St Andrew Hall e il giorno del comizio si disposero a cerchio attorno al palco.

To-guard

Intanto, il governo aveva piazzato cinquanta poliziotti nell’aula, specie all’ingresso. Investigatori e agenti in borghese erano stazionati nella folla.

Si diceva che Miss Pankhurst fosse in ritardo, quando all’improvviso comparve sul palco. Suffragette e poliziotti la fissarono meravigliati, ma si scoprì in seguito che era semplicemente entrata vestendosi in modo dismesso, e comprando il biglietto come ogni altro spettatore.

Nel momento in cui Emmeline Pankhurst iniziò il discorso, i poliziotti ricevettero l’autorizzazione legale a intervenire, e caricarono in massa. Le sedie si rovesciarono, mentre gli spettatori fuggivano qua e là. La guardia del corpo intorno al palco restò ferma al suo posto.

A pochi metri dall’impatto con la falange di poliziotti, Janie Allen, una delle bodyguard in cerchio, tirò fuori una pistola e sparò a bruciapelo nello stomaco di un gigante d’uomo a capo della carica.

Il poliziotto per poco non morì di paura. Indietreggiò, e cercò di fuggire davanti alla pistola fumante. Scompaginò così il confuso resto delle forze dell’ordine. Frattanto, si scopriva che la pistola era stata ovviamente caricata a salve…

I poliziotti ritornarono a caricare, estraendo manganelli e sfollagente. La bodyguard a sua volta brandiva dei randelli indiani che avevano nascosto nei corsetti. Scoppiò una mischia feroce. Gli spettatori che non erano ancora fuggiti dallo scontro riportarono che miss Pankhurst continuava imperterrita il discorso, ignorando di proposito la bolgia sottostante.

I detective in borghese avevano intanto “aggirato” la mischia tra suffragette e poliziotti, e miravano ad arrivare sul palco. Mentre salivano, si accorsero però inorriditi che le ghirlande di fiori nascondevano dello filo spinato! A complicare la situazione, numerose anziane signore che erano salite sul palco presero a ombrellate i pochi investigatori che riuscivano a passare tra quelle rose così piene di spine…

Alla fine, la polizia riuscì a farsi strada nella bodyguard, e ad afferrare miss Pankhurst. La donna aveva preso a divincolarsi e urlare, al punto che quando venne trascinata in strada aveva il vestito a brandelli. Le forze dell’ordine si sbrigarono a portar via la star del movimento su una carrozza, sotto lo sguardo di quattromila persone scese in strada. Successivamente, una carica di polizia a cavallo avrebbe aggiunto ulteriore caos a un giornata già politicamente disastrosa per il governo britannico.

Nei mesi successivi, la guardia del corpo continuerà a combattere come truppa di prima linea nelle proteste delle suffragette. Sebbene la St Andrew Hall resti l’azione più significativa del gruppo, le Jijitsusuffragette colpiranno anche il 21 maggio, quando proprio fuori da Buckingam Palace un poliziotto troppo sicuro di sé finì K.O. all’ospedale.

I disegni satirici del Punch poterono allora sbizzarrirsi…

Fonti: The Amazons of Edwardian London, martial arts-trained Suffragette Bodyguards.

Sulle considerazioni iniziali, La valle di lacrime cinese (Slavoj Zizek) Contenuto in “Politica della vergogna”.

Blog dell’autore: Cronache Bizantine.

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