Una giornata al Colosseo: lo spettacolo della Morte

di Lamponi Roberto – Un boato che attraversa l’intera città. Il clima di tensione tipico dei grandi incontri. La folla che si accalca nei pressi dei tornelli. Venditori ambulanti con oggetti di vario tipo e scommettitori incalliti che alzano la propria offerta. No,cari lettori, non c’è essenzialmente niente di moderno in tutto ciò. E’ un filo diretto che unisce l’antica civiltà di Roma ai giorni nostri. Proviamo a fare con la mente un salto di quasi 2000 anni, sostituiamo i combattimenti al pallone, la confusione degli stadi con il ruggito del Colosseo.

 

E’ infatti d’obbligo fare riferimento al Colosseo, l’anfiteatro per eccellenza, una sorta del Wembley dei giorni nostri. Esistevano naturalmente diversi anfiteatri e arene di scale più o meno minori sparsi per tutto l’Impero ma il vero “cuore” pulsante dei giochi e dello spettacolo si trovava nell’Urbe. Quello che resta oggi dell’Anfiteatro Flavio non è altro che una parte di ciò che rappresentava allora: basta pensare che aveva una capienza molto vicina a quella dell’Olimpico di Roma (tra i 50000 e 70000 posti). In questo articolo però non ci soffermeremo a trattare della storia in senso stretto di una delle più grandi opere di tutti i tempi ma ci concentreremo maggiormente sui giochi che avvenivano in esso, come erano organizzati e l’atmosfera che si respirava e che possiamo soltanto immaginare.

Innanzitutto la “scaletta” degli spettacoli al Colosseo era suddivisa in tre diverse parti a seconda dei diversi momenti della giornata. Durante la mattina avevano luogo  le cosiddette “venationes” ovvero delle riproduzioni di battute di caccia con veri e propri scontri tra uomini e animali. Verso l’ora di pranzo poi venivano solitamente giustiziati i criminali e coloro che erano stati condannati a morte. Ma l’evento clou erano assolutamente i combattimenti tra gladiatori che si svolgevano nel pomeriggio.

 

Venationes = come abbiamo già accennato consistevano nella riproduzione di battute di caccia, in cui si scontravano uomini con ogni sorta di animali. Più rari erano i combattimenti tra soli animali, i quali legati insieme, venivano spinti allo scontro. A Roma infatti giungeva la fauna tipica dalle diverse zone dell’Impero. Cervi, gazzelle,tori,elefanti oppure coccodrilli,leoni,leopardi,rinoceronti e struzzi ai quali si dice che l’imperatore Commodo piaceva molto tagliare la testa). Le bestie venivano quindi prelevate dai propri habitat naturali per poi giungere a Roma dopo viaggi molto lunghi ed estenuanti tanto è che tra quelle che venivano catturate e quelle che morivano nelle arene, in molti luoghi si andò incontro a un progressivo depauperamento della fauna selvatica e quindi ad una riduzione della biodiversità. Una volta giunte nella capitale dell’Impero, esse venivano addestrate ai combattimenti contro gli uomini. Oltre che ad essere spinte allo scontro con diverse tecniche (ad esempio potevano essere pungolate con delle lance per spronarle ad attaccare), si interveniva anche a livello psichico per fare in modo che, nel giorno del “debutto”, non provassero paura a causa della grande confusione proveniente dagli spalti ma soprattutto affinché attaccassero nei punti che gli erano stati insegnati sin dalla cattura. Un esempio può essere quello del leopardo in cui si incentivava la sua propensione ad attaccare l’uomo sulla gola per poi dilaniargli il torace con gli artigli affilati.

 

Esecuzioni dei condannati = nella tarda mattinata venivano poi giustiziati i criminali. Possiamo immaginare che in queste ore, specialmente nelle giornate afose così come nei giorni di maltempo, venisse impiegato il “velarium”. Nella quarta arcata del Colosseo era possibile notare e, lo sono tuttora, dei grossi fori quadrangolari in cui venivano inseriti dei pali di legno che fungevano da supporto per delle lunghe vele che riparavano gli spettatori dai raggi solari o dalla pioggia. I compiti di azionare e di ritirare il velarium erano affidati  a marinai esperti della flotta romana di Capo Miseno (Classis Misenensis), dotata di un distaccamento nei pressi del Colosseo nei cui accampamenti essi alloggiavano (castra misenatium). I criminali venivano giustiziati in diversi modi ma si faceva sempre in modo di rendere l’esecuzione uno spettacolo. Le forme più usate erano la damnatio ad bestias e la damnatio ad gladium. Nella prima modalità il condannato veniva obbligato a combattere contro alcuni animali mentre la seconda lo vedeva impegnato contro altri condannati. Solitamente i due protagonisti venivano legati insieme e il vincitore avrebbe dovuto continuare lo “spettacolo” misurandosi con altri criminali. Diversi sono i casi che ci sono stati tramandati. Marziale racconta di un condannato a cui venne fatto impersonare il mito di Orfeo, il quale disperato per la morte di Euridice riuscì ad ammansire alcuni animali attraverso il suo canto, ma venne sbranato da un orso. Stessa sorte toccò ad un altro che rappresentò il mito di Prometeo. Così come ad una donna venne fatto impersonare il mito di Pasifae che si accoppiò con un toro per generare il Minotauro. Merita una menzione anche il fatto che non ci sono testimonianze riguardo una credenza condivisa da molti circa i cristiani fatti dilaniare dalle belve volontariamente e proprio perché cristiani. Possiamo fare riferimento soltanto al caso di Nerone che, dopo l’incendio del 64 d.C., mise a morte con atroci supplizi diverse persone di fede cristiana (vedi l’articolo “Nerone: verità o esagerazione?https://riflessistorici.com/2015/10/22/nerone-verita-o-esagerazione/ ”). Ma queste esecuzioni avvennero nel circo privato dell’imperatore dove si svolgevano le corse con i carri, ovvero all’incirca nella zona dell’odierno Vaticano. Il Colosseo infatti ancora non esisteva visto che Nerone rappresentò l’ultimo esponente della famiglia giulio-claudia mentre il progetto dell’Anfiteatro prese corpo soltanto con Vespasiano, primo rappresentante della dinastia flavia.

 

Combattimenti tra gladiatori = come già accennato in precedenza il vero evento che faceva impazzire le folle consisteva nei combattimenti tra gladiatori. Premettendo che gran parte dei negozi a Roma chiudeva nel primo pomeriggio, è possibile immaginare l’afflusso verso il Colosseo simile a quello di una partita di calcio. Infatti si poteva,ad esempio, acquistare del cibo e piatti semplici come pane e olive con un bicchiere di vino (più o meno pregiato a seconda del luogo), dirigersi nel tornello di riferimento, osservare le bancarelle dei venditori che mettevano in mostra statuette e souvenir rappresentanti i gladiatori più forti e famosi come una sorta di beniamini e calciatori moderni oppure sentire le urla di scommettitori incalliti che si cimentavano in pronostici sugli esiti degli incontri odierni. I posti erano assegnati a seconda del rango di una persona: quelli più vicini e in basso a persone di rango senatoriale e degli ambienti imperiali per poi progressivamente passare ai cavalieri fino agli ultimi posti in alto in cui potevano sedersi tranquillamente anche donne, non cittadini e schiavi. Diversi erano i servizi per il pubblico tra i quali alcuni molto strani come il poter usufruire di essenze profumate. I gladiatori venivano addestrati in una sorta di “caserma” che si trovava nei pressi del Colosseo, il cosiddetto “Ludus Magnus”. Intorno all’anfiteatro molto probabilmente erano presenti diversi edifici che servivano appositamente agli spettacoli come centri di allenamento ma anche stanze in cui tenere temporaneamente gli animali. Solitamente i gladiatori erano formati da prigionieri di guerra, da schiavi oppure da persone andate in rovina per problemi finanziari che cercavano un riscatto. Dopo un determinato numero di incontri in cui si risultava vincitore, il gladiatore otteneva il “rudis” ovvero una spada in legno (usata ad esempio in allenamento) che simboleggiava l’ottenuta libertà; anche se erano frequenti i casi in cui, una volta liberi, molti preferissero ritornare alla “carriera” gladiatoria. Al di sotto del Colosseo (ipogeo) si trovavano ulteriori stanze in cui venivano custodite armi e armature di vario tipo per gli spettacoli, oltre che a numerosi animali. I protagonisti potevano inoltre entrare nell’arena direttamente da questi luoghi grazie ad un ingegnoso sistema di “ascensori”, con i quali non solo era possibile far entrare i duellanti all’improvviso con conseguenti colpi di scena ma anche riprodurre scenari di battaglie storiche o di miti. Esistevano diverse tipologie di gladiatori, ognuna caratterizzata da speciali armamenti e tecniche di combattimento. Ogni categoria aveva il suo avversario: il mirmillone contro il trace, il reziario con il secutor ecc..

 

Poiché approfondiremo l’origine dei combattimenti gladiatori e lo stile di vita dei gladiatori in un prossimo articolo, per concludere possiamo soffermarci su due delle tipologie più suggestive come quelle del mirmillone e del reziario.

Il nome “mirmillone” deriva da “murma” (pesce d’acqua salata) per il fatto che, il grande elmo che ricopriva la testa, era decorato da rappresentazioni marine sia vere che mitologiche. In questa categoria venivano scelti principalmente coloro che erano dotati di un fisico possente. Era armato in maniera simile a un legionario,con uno scudo molto lungo e largo (scutum) e con il gladio. Le gambe erano coperte da uno schiniere chiamato “ocrea”. La sua stazza e l’armamento pesante lo rendevano sì molto potente ma non molto agile, difetto di cui il suo avversario (solitamente un trace) doveva approfittare.

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Il termine “retiarius” sta a significare “combattente con la rete” poiché la sua arma di offesa caratteristica era proprio una rete con dei pesi, che ricalcava quella usata dai pescatori, con la quale avvolgere l’avversario. Il suo equipaggiamento era completato da un pugnale (pugio) e da un tridente (fuscina). Un suo punto di forza assoluto consisteva nell’agilità, ottenuta grazie ad un armamento sostanzialmente leggero non solo di offesa ma anche di difesa (una lorica manica per proteggere il braccio non armato, il galerus per coprire la spalla e il semplice subligaculum fatto di lino e tenuto fermo da un cinturone chiamato balteus, oltre che a nessuna protezione per la testa). La sua tecnica di combattimento principale era quella di eludere il suo avversario (un secutor pesantemente armato) per poi colpire al momento giusto imprigionando l’avversario con la rete e infilzandolo con il tridente. La sua reputazione sembra essere ambigua: data la sua tecnica basata sull’elusione dei colpi e lo scarso equipaggiamento non era ben visto da chi amava lo spettacolo e lo scontro “vero” ma divenne una tipologia molto famosa e generalmente apprezzata,spesso rappresentata in graffiti e mosaici.

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