Nominare la violenza maschile contro le donne: l’origine dei termini femicidio e femminicidio- Parte 2- Il Femminicidio

Dagli Stati Uniti ci spostiamo in America Latina, precisamente in Messico, per ricostruire la storia del neologismo femminicidio. Una delle prime studiose a interessarsi dell’opera di Diana Russell e della categoria del femicidio (omicidio di una donna in quanto donna) è Marcela Lagarde. La sociologa e antropologa messicana traduce il termine femicide con feminicidio invece di femicidio (traduzione spagnola diretta dall’inglese), poiché in castigliano la parola era già in uso per indicare in generale gli omicidi di donne. La novità della Lagarde consiste nell’aver attribuito al concetto feminicidio (femminicidio), che utilizza per la prima volta nel 1997 per descrivere i fatti di Ciudad Juarez, un senso più ampio rispetto a quello originario, includendo atti, comportamenti violenti, che minacciano la libertà, la soggettività, l’integrità e lo sviluppo della donna, determinandone l’assoggettamento, l’annientamento fisico e psicologico, senza causarne necessariamente la morte.

Con i fatti di Ciudad Juarez (città al confine tra Stati Uniti e Messico) si ricorda la scomparsa a partire dal 1992/1993 di molte giovani migranti lavoratrici presso le maquilas e non solo, i cui corpi oggetto di violenza sono stati ritrovati nel deserto. Nel 1995 la diffusione della notizia ad opera di Esther Chavéz Cano, un’attivista femminista, ragioniera in pensione e membra della redazione del giornale El Diario de Ciudad Juarez, scatena un moto di protesta nella città. Da qui l’impegno dei movimenti femministi locali e dei familiari delle desaparecidas, con la loro azione di lobby sullo Stato e le istituzioni corrotte, si rivela significativo per la comprensione e la diffusione del fenomeno del femminicidio, portando il caso di Ciudad Juarez all’attenzione internazionale. Importante è stata anche l’attività di Marcela Lagarde, una volta divenuta parlamentare, costituendo nel 2004 una Commissione Speciale Parlamentare sul Femminicidio. La Commissione si compone di una sessantina di ricercatori/trici di provenienza accademica e con una preparazione in materia di genere, il cui compito è di raccogliere dati e monitorare le indagini condotte sui vari stati messicani. Dalle ricerche è stato rilevato come l’85% dei femminicidi messicani avvenga in famiglia; tali violenze riguardano non solo donne indigene, ma anche studentesse, impiegate, ecc. L’approccio scientifico introdotto dalla Commissione ha consentito di scardinare stereotipi e luoghi comuni sulla violenza, avvalorando la teoria della violenza istituzionale di Marcela Lagarde, poiché molti casi di femminicidio si sarebbero potuti evitare grazie a un corretto funzionamento della giustizia e a un’adeguata opera di prevenzione.

Guardando al caso italiano notiamo una notevole confusione di questi neologismi e un’ espropriazione del loro vero significato. Innanzitutto l’unico termine diffuso dalla stampa e dalla politica è femminicidio, utilizzato principalmente per indicare i casi di omicidi di donne per mano maschile in quanto donne. Seppur femminicidio non sia scorretto, si ignorano del tutto i termini di femicidio/femmicidio e la loro valenza. Negli episodi di femicidio, la causa dell’accaduto viene di solito ricondotta  al raptus, ad un profondo disagio mentale o ambientale dell’autore della violenza. Questa operazione mediatica è molto pericolosa perché tende a scollegare la violenza estrema da abusi e maltrattamenti precedenti (come ci confermano i dati EURES, ISTAT e della Casa delle donne di Bologna) e a non connotarla all’interno della disparità tra uomo e donna. Il concetto di raptus giustifica tali soprusi che si verificano, guarda caso,  sulle persone più fragili e chi li commette. In una recente intervista della giornalista Giusi Fasano all’ex presidente della Società italiana di psichiatria, Claudio Mencacci, lo studioso spiega come alla base di un fatto di «violenza apparentemente improvvisa» esiste sempre una motivazione, magari nascosta; coprirla perciò non aiuta ad individuare «i segnali di un eventuale pericolo». Ancora, espressioni come «delitto passionale», «folle gelosia», costituiscono un lessico fuorviante, che risente di ciò che fino a qualche tempo fa era giustificato legislativamente : il delitto d’onore uscito dal nostro ordinamento giuridico il 5 agosto 1981. Altra questione è quella della separazione; i vari tipi di violenza maschile contro le donne in quanto donne vengono presentati come distinti tra loro e non visti nella loro continuità. Una consapevolezza, come ci segnala il Rapporto Ombra, assente in primis presso le istituzioni, emanando norme giuridiche differenti per i diversi tipi di violenza e di conseguenza creando una dispari protezione per le vittime. Stalking, violenza sessuale, violenza domestica, pedofilia, molestie sul posto di lavoro, mutilazioni genitali femminili ecc., hanno una comune matrice e fanno parte di quel grande ombrello termologico che è il femminicidio. Perciò è importante rimparare a utilizzare questi vocaboli (come molti altri), conoscendone la storia e il loro peso specifico per un’adeguata formazione, informazione e prevenzione verso cui ognuno di noi ha delle responsabilità.

Fonti per la prima e la seconda parte:

CORTI  INES (a cura di), Universo femminile. La CEDAW tra diritto e politiche, EUM, Macerata, 2012.

FASANO GIUSI, Femminicidio, la parola allo psichiatra: il raptus non esiste,      in  http://27esimaora.corriere.it/articolo/lo-psichiatra-il-raptus-non-   esiste-e-vi-dico-perche-sono-malvagi/

GIURISTI DEMOCRATICI, BARBARA SPINELLI (a cura di), Violenza sulle donne: Parliamo di femminicidio. Spunti di riflessione per affrontare a livello globale il problema della violenza sulle donne con una prospettiva di genere, 2006, in http://files.giuristidemocratici.it/giuristi/Zfiles/20061005165857.pdf

PIATTAFORMA ITALIANA: LAVORI IN CORSA 30 ANNI CEDAW, Rapporto Ombra, Italia, giugno 2011, in  http://files.giuristidemocratici.it/giuristi/Zfiles/ggdd_20110708082248.pdf

RADFORD JILL, RUSSELL DIANA E.H (edited by), Femicide. The Politics of Woman Killing, Twayne Publishers, New York, 1992.

SPINELLI BARBARA, Femminicidio. Dalla denuncia sociale al riconoscimento giuridico internazionale, Franco Angeli, Milano, 2008.

VAN DE VEN NICOLE, RUSSELL DIANA E.H, Crimes Against Women: Proceedings of the International Tribunal, Les Femmes, 1976, in http://www.dianarussell.com/f/crimes_against_women_tribunal.pdf

Vanessa Sabbatini

 

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