La “Germania” di Tacito e la razza germanica

di Lamponi Roberto – Un saggio di dimensioni ridottissime e addirittura dimenticato per secoli, ma in grado di influenzare mentalità e ideologie di un intero popolo. Testimone del fatto che non è il contenuto di un libro ad esser nocivo per l’animo umano, ma lo è “come” l’animo umano ne interpreta il contenuto. Stiamo parlando della “Germania” scritta dallo storico e senatore romano Publio Cornelio Tacito probabilmente nel 98 d.C. Prendendo spunto da diverse fonti , in particolare dai perduti “Bella Germaniae” di Plinio il Vecchio, Tacito è autore dell’unica opera a carattere completamente etnografico pervenuta fino ai giorni nostri. Descrizioni di popolazioni che abitavano regioni al di fuori dell’Impero romano sono presenti in altre opere ma sottoforma di excursus, come ad esempio nel “De bello gallico” di Cesare.  In questo “libellus” l’autore descrive in maniera accurata e approfondita non solo l’organizzazione tribale dei cosiddetti “Germani” ma anche i loro usi, costumi, inclinazioni, comportamenti e caratteristiche fisiche. Abbiamo utilizzato volutamente le virgolette per il termine Germani perché i diversi popoli che abitavano le selve oltre il Reno e il limes romano, non erano assolutamente consapevoli di essere un grande popolo unico abitante della Germania. Infatti le tribù, che lo stesso Tacito ci elenca, sono molto numerose: Marsi, Svevi, Burgundi, Cimbri,Teutoni, Ingevoni,Erminoni,Cherusci,Gambrivi,Vandili,Tungri ecc… Alcuni sostengono che la denominazione di Germani sia stata affidata loro da Cesare che venne a contatto con diverse popolazioni e condottieri germani come Ariovisto. Tacito però ci fornisce una spiegazione ben più dettagliata: i Tungri, popolazione stanziata nella Gallia Belgica e che veniva identificata col nome di Germani, si spostò prepotentemente nelle regioni germaniche mantenendo la loro denominazione che fu poi allargata a tutte le tribù confinanti. Dopo queste coordinate generali, in questo articolo non si tratterà del contenuto riguardante la “Germania” bensì della sua storia travagliata e della sua influenza così potente tanto da divenire uno dei punti cardine della storiografia e filosofia tedesca del ‘700/’800 ma anche dell’ideologia nazista del ‘900.

 

Nel 1425 venne ritrovato un codice risalente al IX secolo nel monastero di Hersfeld, ovvero uno dei centri di studi monastici attivo già dall’VIII secolo. Il codice conteneva non solo la Germania di Tacito ma anche due altre sue opere minori come l’Agricola e il Dialogus de oratoribus. La notizia del ritrovamento cominciò a spargersi in Europa tant’è che umanisti come Poggio Bracciolini e Niccolò Niccoli si misero subito all’opera per cercare di ottenere il codice. Lo stesso papa Niccolò V e il cardinale Enea Silvio Piccolomini (futuro Pio II) si interessarono al manoscritto, il quale molto probabilmente venne condotto a Roma dove fu tradotto da Poggio Bracciolini per iniziativa di Niccolò V. E’ proprio da questo periodo che inizia a formarsi una sorta di esaltazione e coscienza nazionale “germanica”. Paradossalmente la scintilla che fece divampare il fuoco destinato ad accrescersi fino al Nazismo, pervenne da chi non era assolutamente né “tedesco” né “germanico” ovvero il sopra citato Enea Silvio Piccolomini. Un anno prima della sua elezione al soglio pontificio, quindi nel 1457, scrisse la sua “Germania” in cui descrisse la situazione geopolitica del Sacro Romano Impero sul modello della Germania di Tacito, estremamente dettagliata grazie ai viaggi diplomatici compiuti nei territori imperiali. Persona di fiducia dell’imperatore Federico III, tenne anche un discorso alla Dieta di Francoforte per sollecitare una crociata contro gli Ottomani, in cui si esaltavano le qualità germaniche e si cercava di identificare gli antenati Germani con i tedeschi contemporanei e in cui naturalmente un ruolo principale era occupato dalla Chiesa di Roma. Il Cinquecento poi rappresentò un secolo di svolta non solo a livello etnico e filosofico ma anche religioso. Si fa sempre più strada l’idea che gli antichi Germani fossero stati un popolo unico ma con rami diversi. Il teologo e umanista tedesco Jakob Wimpfeling scrisse diverse opere di stampo patriottico e nazionalistico come la Germania dove vuole dimostrare la “teutonicità” dell’Alsazia, e “L’Epitome rerum Germanicarum”. Gunzburg traduce in volgare la “Germania” di Tacito e viene sempre di più esaltata e glorificata la figura di Hermann cioè Arminio, capo dei Cherusci e principale autore della disfatta romana di Teutoburgo.  La “vittoria germanica” di Teutoburgo e lo stesso Arminio cominciano a essere quasi oggetto di venerazione, simbolo dello spirito tedesco ribelle a Roma, alla sua Chiesa e alle sue leggi. Teorie ed esaltazioni molto ben messe in mostra dalla dottrina riformista e da Martin Lutero. Tacito parla inoltre di come nei  loro antichi poemi essi esaltino un certo Tuysco, un dio nato dalla terra, padre di Manno cioè il progenitore della razza germanica. In questo periodo e,soprattutto nel ‘600, si compie la completa trasposizione di Tuysco a Teuto, il Dio della razza endogena e teutonica. Il manoscritto passò quindi nelle mani dell’umanista Stefano Guarnieri di Osimo, il quale operò delle integrazioni e sistemazioni. E’ il 1700 però il secolo in cui viene a delinearsi un vero e proprio spirito e carattere della nazione tedesca e, clamorosamente, un’ulteriore spinta giunse dall’estero: Montesquieu nel suo “Spirito delle Leggi” del 1748 elabora il concetto di determinismo climatico ed esalta la Germania come prototipo di società libera. La corrente determinista incontrò un largo consenso, diversi autori cominciarono o continuarono a sviluppare teorie riguardanti il rapporto tra clima e uomo, giungendo a una netta contrapposizione tra popoli germanici e popoli latini. Lo svizzero De Bonstetten  nella sua “La Scandinavie et les Alpes” mette in contrapposizione l’uomo del nord con l’uomo del sud, oltre che a esaltare il mondo mitologico, sognante e nostalgico dell’Europa settentrionale.  Di assoluta importanza è la formazione a livello spirituale ed ideologico di un Volk che ha saputo recuperare la purezza linguistica e culturale degli antenati germanici; concetto che troverà poi la sua apoteosi nella Germania hitleriana. Il secolo successivo, il 1800, possiamo definirlo senza ombra di dubbio il secolo della pratica e dell’azione: Fichte dal 1807 tiene circa quaranta “Discorsi alla nazione germanica”, al Volk viene affidato un Reich con Bismarck nel 1871, Blumenbach studia approfonditamente la razza bianca caucasica definendo le espressioni di brachicefalo (cranio largo) e dolicocefalo (cranio allungato) e prolifera il movimento Volkisch che aveva come punti principali l’esaltazione di un “carattere popolare” puro e il Volkstum ovvero l’insieme di tutte le espressioni e tradizioni folkloristiche di un Volk o di una minoranza etnica. Un ulteriore impulso venne dato anche dal francese Gobineau con il suo “Saggio sulla diseguaglianza delle razze umane”.

 

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Hermannsdenkmal, statua rappresentante Arminio, foresta di Teutoburgo, Ernst von Bandel, 53,46 m, 1838-1875.

 

Discorso a parte merita il XX secolo. Il manoscritto del Guarnieri venne ritrovato nel 1902 a Jesi (Codex Aesinus) nella biblioteca del conte Guglielmi Balleani dal prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana, Marco Vattasso che a suo volta lo affidò allo studioso Cesare Annibaldi per esaminarlo. In Germania intanto, oltre alle teorie pangermaniste, viene fondato il NSDAP o Partito Nazista e Hitler pubblica una sorta di programma politico del partito e del nuovo ordine che intende dare alla Germania: il Mein Kampf. Le sue idee incontrano sempre più un largo consenso, soprattutto a fine anni ’20- inizi ’30, quando riesce ad arrivare al potere. E’ in questo periodo e con l’ideologia nazista che la “Germania” di Tacito e la stessa opinione dell’autore latino riguardo i Germani vengono completamente stravolte. Tacito non esaltò affatto le popolazioni oltre il Reno, in qualche punto è possibile ritrovare una certa ammirazione (molto più lampante per i Britanni nell’Agricola) per alcuni valori di quelle tribù rispetto alla corruzione che dilagava a Roma. Sebbene nell’Agricola è possibile ritrovare una critica all’imperialismo romano, qui Tacito non esclude assolutamente una futura conquista della Germania e auspica che l’insieme di queste tribù non si unisca ma che rimangano divise così come sono. Inoltre le qualità positive sono subito affiancate da alcune altrettanto negative ma che vennero puntualmente ignorate. Possiamo fare degli esempi:

“Personalmente inclino verso l’opinione di quanti ritengono che i popoli della Germania non siano contaminati da incroci con gente di altra stirpe e che si siano mantenuti una razza a sè, indipendente, con caratteri propri. Per questo anche il tipo fisico, benchè così numerosa sia la popolazione, è eguale in tutti: occhi azzurri d’intensa fierezza, chiome rossicce, corporature gigantesche, adatte solo all’assalto. Non altrettanta è la resistenza alla fatica e al lavoro; incapaci di sopportare la sete e il caldo, ma abituati al freddo e alla fame dal clima e dalla povertà del suolo”.

(Tacito, Germania,4)

 

Come possiamo notare è vero che Tacito giudica le popolazioni germaniche (e non popolo germanico) come una razza indipendente e non contaminata dall’incontro con altre genti ma li dipinge anche come insofferenti e non inclini al lavoro. In altri passi li descrive sì come “valorosi guerrierima la loro “virtus” guerriera è fine a sé stessa: cercano sempre lo scontro perché non hanno altra occupazione, non tentennano affatto a combattersi a vicenda e la maggior parte del loro tempo lo passano a bere birra. Non conoscono l’uso del mattone e vivono in rudimentali capanne. Tacito si sofferma anche sui loro usi e costumi come, ad esempio, l’usanza di denudare una donna adultera, strapparle i capelli e allontanarla dalla società: usanze e costumi che saranno interpretati invece come migliori delle leggi dei corrotti e lascivi Romani. Insomma, una vera e propria cancellazione delle qualità negative ed esaltazione di quelle positive, una magistrale opera di propaganda affinata nei secoli e che ebbe l’apice nel Nazismo e soprattutto in Himmler. I suoi due progetti più importanti sembrano infatti strettamente collegati a tutto ciò. Il Lebensborn venne appunto creato per mettere in pratica le teorie eugenetiche della razza ariana: case di maternità con donne scelte e uomini delle SS quindi con caratteri somatici ben definiti (alti, occhi azzurri, biondi ecc..) come quelli descritti da Tacito. L’altro, l’Anherbe, si trattava di una società dai tratti misterici ed occulti votata alla ricerca della storia antropologica e culturale della razza ariana. Vennero compiuti diversi viaggi esplorativi in diverse regioni della Scandinavia e in India visto che il gruppo etnico degli Arii era originario del subcontinente indiano e il termine stesso “ariano” deriva dal sanscrito “ariyà” con il significato di “signore”.

 

Il manoscritto godeva di tale importanza che lo stesso Himmler cercò di ottenerlo dal conte Balleani senza riuscirvi. Lo chiese quindi anche a Benito Mussolini, il quale era intenzionato ad accontentarlo, ma il ministro dell’Educazione nazionale Bottai vietò fermamente il trasferimento. Soltanto nel 1944 e quindi con l’occupazione nazista dell’Italia, alcune SS riuscirono ad irrompere nelle tenute del conte a Jesi, Ancona e Osimo e a perquisirle, senza però trovare nulla. In seguito venne danneggiato dall’alluvione di Firenze nel 1966 ma poi restaurato fu affidato dalla famiglia Balleani allo Stato Italiano e si trova attualmente nella Biblioteca Nazionale Centrale di Roma.

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