La riscoperta dell’io ne “La pula e il vento”

la pula il vento

 

Giarmando Dimarti, Ordinario di Materie Letterarie e Latino al “T.C. Onesti” di Fermo, esperto di teatro, sceneggiatore e regista, è nato a Porto San Giorgio (AP), ma risiede attualmente a Grottammare. Il volume La pula il vento, tra le sue ultime pubblicazioni, è stato stampato nell’aprile 2013.

L’opera di Dimarti si presenta, ad un primo approccio, come una riflessione sul rapporto tra natura e società contemporanea, per poi risolversi, col procedere dello scritto in versi, in ben più profonde considerazioni.

La pula il vento si apre con la vivida immagine di un “vento nomade” che percorre la valle del Tesino nell’ora della sera. Compie un moto continuo, scompigliando con intense folate i canneti. La “notturna quiete” (risuona come un’eco il nome di Leopardi) è interrotta, a momenti, dai rumori provenienti dalle rampe autostradali, la luce delle stelle risulta debole a cospetto dei fari delle auto. Il pensiero corre ad un’età “ch’era cielo solamente cielo” ed è semplice immaginare il percorso del fiume a ritroso, indietro nel tempo, indietro a cercare la propria fonte, attraverso quelle “stagioni violate”.

In un’atmosfera in cui un dato visivo suggerisce una melodia (“e il cielo notturno ha una voce d’organo / nei registri pieni”), con un sussulto improvviso si apre una sorta di dialogo tra il fiume stesso e il poeta, il quale ha occasione di dare libero sfogo ai “tarli della domandazione”.

L’interlocutore si autodefinisce come segue:

“io sono il sangue oscuro che obbliga la mente / e sale per tutte le cavità senza ricordo / sono il pensiero rovesciato il vociare delle arterie / tra lo spazio non dato e il silenzio in attesa / senza giorni o tempo o metronomo / e cerco un’alba che suoni nuova d’aurora / di luce non più terrestre”

Riempie allora i vuoti e le pause dell’esistenza, alla ricerca di un mondo altro. Dall’altro lato si solleva la voce della “carne errante”, interviene lo scrittore, che è invitato a rinnegare i giorni passati in favore di una purezza originaria per affinare la sua capacità di “sentire”, recuperare stralci di una esistenza che sfugge alla memoria e all’intelletto. E il silenzio pervade ogni cosa, mentre un’intera vita è messa in discussione. La carne risulta sconfitta “da tutto ciò che” – espressione ripetuta per ben tredici volte – ha potuto in qualche modo comprometterla, intaccarla, umiliarla. Solo compiuta l’analisi introspettiva, il fiume può rivelare la sua vera identità:

“allora / non sono occasionale cavità sonora dell’aria / che ti ha sorpreso in una irriverente condizione / né il fuori che ha intricato la tua notte rarefatta / vengo dalle tue vesti sdrucite dalle tue mani di scrittura / angosciata dal tuo pensiero rotolato pesante”

Si tratta di una consapevolezza proveniente dall’interno, coscienza che ora si identifica con la voce del corso d’acqua. Duro ammonimento quello del fiume rispetto alla frenesia del presente, alla caducità dell’esistenza. Viene dunque messo in luce il vero motivo del vivere, ovvero la crescita dello spirito. Nel dolce silenzio si scorge una timida epifania, riaffiora la ragione, un “sentire” comune all’umanità intera:

“riconverti il tuo crepuscolo cuore / […] e tutto il notturno della tenebra avrà chiarori / alti d’aurore incante / e tutto il tempo sarà misura di un presente / di conoscenza sicura di identità certa di agire / imperturbato / che è unicamente eterno / eternamente unico / irresoluto”

Regna un sentimento di speranza nella luce in fondo al buio.

Se fino a questo momento la discesa del fiume ha accompagnato lentamente i pensieri dello scrittore così come il movimento contrario dell’acqua verso la sua fonte, ora la coscienza apre improvvisamente la strada alla memoria e alle impressioni, secondo il ritmo tumultuoso e incalzante dei battiti pulsanti.

Travolto dai suoi pensieri, il poeta volge lo sguardo verso una chiesa, Santa Maria dei Monti, che veglia sulla vallata “appoggiata all’abside del cielo”. E’ l’immagine della fiducia in un ordine prestabilito, di una razionalità ridestata. E’ la nuova vita dello spirito.

Anna Carla Piergallini

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