8 marzo: una memoria da recuperare

Per lungo tempo all’origine della storica giornata dell’8 marzo è stato correlato l’episodio di un incendio, che si sarebbe verificato tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento in una fabbrica americana, dove diverse operaie avrebbero trovato la morte, poiché erano state rinchiuse all’interno dell’edificio dal proprio padrone per punirle di uno sciopero. La vicenda delle operaie della Cottons, fin dalla sua comparsa nel 1952, ha segnato nel profondo l’immaginario popolare per il suo carattere sacrificale ed esemplare, ma nel corso degli anni l’evento, reputato fondativo di un giorno così importante per tutte le donne del mondo, è stato oggetto delle versioni più disparate: il numero delle operaie oscillava  tra le 29 e le 129; il luogo era Chicago, Boston o New York; la fabbrica un calzaturificio o una filanda; l’anno invece il 1898 o il 1908. Perché tali incongruenze? Perché nessuna/o si curava del fatto di dare il giusto posto nella storia a queste operaie che avevano pagato a caro prezzo il riconoscimento della loro dignità come donne, cittadine e persone?

Le studiose Tilde Capomazza e Marisa Ombra, non potendo accettare tale contraddittorietà della verità storica, hanno deciso di mettersi sulle tracce della questione. La loro scoperta racchiusa nel volume 8 Marzo. Una storia lunga un secolo del 1987 (in questo caso l’edizione a cui faccio riferimento è del 2009) ha consentito di sfatare il mito dell’incendio. Il fatto consultando le varie fonti risultava inesistente. L’incredibile rivelazione ha causato non poco sconcerto e a quanto pare questa operazione è avvenuta non solo in Italia, come attestano ad esempio le ricerche di Renée Côté in La journée internationale des femmes ou Ics vrais faits et Ics vrais dates des mystérieuses origines du 8 mars jusqu’ici embrouillées, truquées, oubliées: la clef des énigmes, la verìte historique. Da dove è sorta, dunque, la necessità di costruire una storia priva di fondamenta? Forse, come hanno riportato Capomazza e Ombra appoggiandosi alla tesi di Lilian Kandel, dal bisogno di svincolare la Giornata internazionale delle donne dal suo legame con il socialismo e il comunismo. Infatti, ricordiamo che la celebrazione dell’8 marzo è stata fissata durante la II Conferenza internazionale delle donne comuniste del 1921 a Mosca, in memoria della rivolta delle donne di Pietroburgo avvenuta nel 1917. Ma ripercorriamo, attraverso la via tracciata dalle autrici Capomazza e Ombra, le tappe che hanno segnato la nascita della ricorrenza.

Chi sono le vere protagoniste di questa storia? Secondo la tradizione, è Clara Zetkin a istituire la Giornata internazionale delle donne durante la II Conferenza internazionale delle donne socialiste (Copenaghen-1910), per ricordare le operaie americane morte in un incendio. Come già detto, però, il fatto dell’incendio è infondato e del tutto inappropriato è sostenere che la socialdemocratica tedesca Zetkin (per il motivo che a breve spiegherò) stabilisca, in quell’occasione, il giorno 8 marzo come ricorrenza per portare avanti i temi del suffragio e dell’oppressione femminile in generale. Già prima del 1910 si possono rintracciare proposte e pratiche tese all’organizzazione di una giornata delle donne: ad esempio in una conferenza del 18 maggio 1902 dal titolo La via e l’orizzonte del femminismo, Maria Montessori sostiene come sia giunta l’ora per le donne di tutto il mondo di riunirsi in un’assemblea «per festeggiare il femminismo». Le esperienze sono state sicuramente varie e testimoniano la complessità, l’articolazione di idee e fenomeni storici; segno di come nulla possa mutare da un giorno all’altro.

La prima tappa significativa, dunque, è la Conferenza delle donne socialiste che si tiene a Stoccarda tra il 26-27 agosto 1907, prima del Congresso del partito socialista (II Internazionale). Clara Zetkin decide di convocare tutte le delegate socialiste provenienti dai diversi paesi che prenderanno parte alla II internazionale, per convenire su temi quali la tutela delle lavoratrici madri, il suffragio e i rapporti con i movimenti femministi borghesi. È necessario individuare delle linee di condotta comuni, stilare proposte da far approvare al Congresso, affinché diventino vincolanti per tutti i partiti aderenti alla II Internazionale. Infatti, la Risoluzione di Stoccarda adottata dal Congresso induce tutti i partiti socialisti ad impegnarsi per il suffragio universale delle donne, ma sconsiglia qualsiasi alleanza tra socialiste e suffragiste (come da tempo avveniva in Inghilterra e in altri paesi), poiché si pensa che tale collaborazione rafforzerebbe la classe borghese. Si creano, perciò, profonde spaccature non solo all’interno del socialismo tra uomini e donne e tra le stesse donne, ma anche tra  femministe borghesi e socialiste. Molti e molte non sono d’accordo con questa risoluzione, come l’americana Corinne S. Brown, una delle protagoniste della prima Giornata delle donne americana per quanto si sa. È il 3 maggio 1908, il conferenziere socialista Arthur M. Lewis non può tenere il consueto intervento al Garrick Theater di Chicago, perciò intervengono alcune esponenti del movimento socialista americano e a presiedere all’incontro c’è Corinne S. Brown. La Woman’s Day, come viene curiosamente definita dal «Chicago Daily Socialist», ottiene un grande successo: si affrontano i temi del voto alle donne, della schiavitù femminile a partire dalla famiglia, della prostituzione. Da questa esperienza si inviteranno le sezioni del partito socialista americano a riservare l’ultima domenica di febbraio del 1909 all’organizzazione di una manifestazione per i diritti femminili.

Ora andiamo a Copenaghen, 1910, II Conferenza delle donne socialiste. Nei rapporti presentati dalle varie delegazioni, le socialiste americane propongono di fissare per l’ultima domenica di febbraio la Giornata della donna, ma a quanto pare il suggerimento non trova accoglimento presso la Conferenza e così non viene presentato  neanche al Congresso. Clara Zetkin non vuole rinunciare all’idea delle delegate americane e decide di pubblicarla sul giornale «Die Gleichheit» di cui è direttrice, con il supporto di poche altre compagne. La mozione inspiegabilmente ha valore di risoluzione. Grazie a lei l’iniziativa si afferma e così la prima celebrazione della giornata internazionale avviene nel 1911. Non essendoci, però, una proposta univoca ratificata dal Congresso e l’indicazione di una data fissa valida per tutti, le celebrazioni avvengono in giorni diversi. Ma il 23 febbraio del 1917 per le strade di Pietroburgo si verifica una grande manifestazione di operaie e contadine ormai insofferenti di fronte allo zarismo e ai sacrifici richiesti dalla guerra. Il 23 febbraio del calendario giuliano (allora vigente in Russia), nel calendario gregoriano presente nei paesi occidentali corrisponde all’ 8 marzo. L’episodio della manifestazione delle donne di Pietroburgo, con la II Conferenza delle donne comuniste a Mosca nel giugno del 1921 presieduta da Alessandra Kollontaj (quel giorno la Zetkin non può essere presente perché malata), diventa il motivo ispiratore della Giornata internazionale dell’operaia, che in alcuni paesi si trasforma in “Giornata delle lavoratrici”, poi “delle donne”, stabilita per l’ 8 marzo.

In Italia la prima celebrazione? La prima celebrazione della giornata internazionale delle donne in Italia avviene nel 1922 per iniziativa del Partito comunista d’Italia, ma con il fascismo e la guerra si susseguono sporadiche celebrazioni clandestine. Si ritorna ad organizzare la giornata nel 1945, nell’Italia liberata e anche nelle zone in guerra, grazie ai Gruppi di Difesa della Donna e l’UDI (Unione Donne Italiane) nata nel 1944. Al 1946, per merito dell’UDI, risale l’adozione della mimosa come fiore simbolo dell’8 marzo e, in questi anni, si inizia ad affermare il duplice aspetto della giornata: da un lato di memoria, di lotta e dall’altro di festa. Nonostante le battaglie, le rivendicazioni da parte dell’Unione Donne Italiane e del movimento neofemminista, le quali hanno segnato l’8 marzo come  un momento in cui dimostrare quanta strada ci sia ancora da fare nel lungo cammino delle pari opportunità, si affermano sempre di più il carattere di festa e l’aspetto consumistico della ricorrenza. Dietro l’omaggio di un simbolo (la mimosa) svuotato del suo significato storico o perlomeno sconosciuto ai più, gli auguri, le belle parole sull’importanza della figura femminile nella nostra società, si occulta il lavoro, il percorso che tante donne hanno fatto per rendere il mondo un posto migliore per tutti e tutte. Che senso dare all’8 marzo? Sta a ognuna e ognuno di noi scrivere la storia di questa giornata, la quale si ripresenta ogni anno per dirci che non bisogna dare per scontato ciò che è stato tenacemente conquistato e prestare attenzione alle criticità attuali, ai passi indietro che si possono compiere  anche in una società considerata avanzata.

Fonte:

Capomazza Tilde, Ombra Marisa, 8 marzo: una storia lunga un secolo, Iacobelli, Pavona di Albano Laziale, 2009.

Vanessa Sabbatini

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