Che fine ha fatto l’humanitas?

di Lamponi Roberto – In questi giorni si sono succeduti diversi avvenimenti che hanno segnato uno sviluppo importante nella lotta contro il cosiddetto Stato Islamico o più comunemente conosciuto come ISIS. Uno tra tutti è la liberazione della città siriana di Palmira, sito archeologico riconosciuto come patrimonio dell’umanità, da parte delle truppe siriane di Assad. Si tratta sicuramente di una vittoria fondamentale, di una mossa necessaria per cercare di dare “scacco matto” una volta per tutte a coloro che di umano hanno ben poco. Eppure in un clima generale di speranza mista a incoraggiamento, non tutti sono sembrati soddisfatti di questi ultimi esiti. Insoddisfazione rivelata da un silenzio che fa molto rumore se non addirittura da dichiarazioni stizzite, quasi di rivalsa. Seppur sia quasi sempre inopportuno fare nomi e risulti migliore, invece, lasciare al lettore la possibilità di farsi una propria idea riguardo determinati fatti, non è assolutamente possibile non citare l’indifferenza di una delle superpotenze mondiali: gli USA.  E’ noto ormai a molti, se non a tutti, che la priorità assoluta da parte del governo statunitense è quella di deporre, appoggiandosi anche a forze armate inquadrate nei cosiddetti “ribelli moderati”, il leader siriano Assad. Il motivo di questo accanimento risulta alquanto riduttivo e ridicolo se nascosto al solito desiderio o sogno americano di libertà e democrazia in popoli considerati oppressi. E’ logico e doveroso quindi supporre altre motivazioni che appellandoci a quella “maestra di vita” che è la Storia e facendo riferimento a fatti e mosse politiche contemporanee, mi sento di rintracciare in motivazioni sicuramente geopolitiche ed economiche. La Siria infatti occupa una posizione geografica centrale in Medio Oriente, con un importante sbocco marittimo sul Mediterraneo, relativamente vicina a paesi molto ricchi di materie prime e fornitori di quest’ultime ai paesi europei e agli USA stessi come l’Arabia Saudita, e contemporaneamente fondamentale per i rapporti con paesi con i quali, gli USA ad esempio, hanno avuto rapporti ambigui o di ostilità come l’Iraq e soprattutto l’Iran. Con lo scoppio della “primavera araba” e della conseguente guerra civile siriana si è giunti a degli schieramenti ben definiti che vedono opporsi alle forze di Assad non solo i ribelli moderati sostentati dagli USA e da paesi quali Turchia ed Arabia Saudita, ma anche organizzazioni jihadiste, certamente con caratteri diversi e peculiari, quali tra tutte Al-Nusra e appunto l’ISIS. Nel susseguirsi degli scontri, molte volte sono stati tirati in ballo gli organismi internazionali preposti alla risoluzione pacifica delle controversie mondiali in modo da mantenere la pace e da tutelare così i diritti fondamentali dell’uomo; si è discusso di fatto sulla loro efficacia e sulla loro funzione riguardo una situazione che, con gli attentati avvenuti a Parigi e a Bruxelles, l’Occidente si è reso conto di non poter più sottovalutare. Diversi i discorsi e le esortazioni a formare concretamente una coalizione in grado di poter annientare definitivamente il cancro che ormai, possiamo dirlo, attanaglia il mondo intero dall’Europa all’Africa (Libia e non solo), dal Medio Oriente fino a giungere ai confini orientali del Pakistan (Lahore). Ebbene, tutti questi appelli di unità sono caduti nel vuoto, surclassati da interessi ed egoismi i quali fanno sì che sia ritenuta più importante la caduta di un personaggio politico rispetto alle vite di milioni di persone.

 

All’inizio di questo articolo abbiamo descritto i  membri di organizzazioni quali l’ISIS come uomini che di umano hanno ben poco. E secondo voi chi antepone i propri interessi, il vile denaro, la prospettiva di poter arricchirsi ancora di più, di poter scegliere chi e come deve occupare determinati posti, ebbene costoro possono essere definiti più umani di un terrorista qualunque? E’ peggiore chi decide di uccidere degli innocenti senza preavviso o chi rimane volontariamente cieco e permette tutto ciò? Sono conscio di vivere in un’epoca in cui gli ideali si stanno sciogliendo lentamente come neve al sole, ma mi domando: che fine ha fatto l’humanitas? Quell’idea di appartenenza, di rispetto dei valori interpersonali, del doversi mettere al servizio dell’umanità per creare o mantenere pace e giustizia che sembrava esser diventata un bisogno collettivo dopo l’ultimo disastroso conflitto mondiale. Si è veramente giunti al punto in cui si è disposti a veder morire gente in ogni angolo del mondo, ad “abituarsi” a continui attacchi e a lasciare di conseguenza che questa macchia nefasta per la storia dell’Uomo si allarghi sempre di più, pur di vedere realizzati i propri obiettivi?

 

E come se non bastasse quest’atmosfera fatta di luridi egoismi è accompagnata in Europa (o quel che ne rimane) da un mare d’ipocrisia ed ignoranza che imperversa senza ostacoli. L’ipocrisia sovrana che indice manifestazioni di solidarietà per i profughi in fuga dai teatri di guerra quando si è ben consapevoli delle cause sopra elencate, che si batte il petto per distese di accampati ma che volta opportunamente la faccia ai migliaia di civili morti per mano di raid in nome della “pax economica”. Infine,  mentre Palmira è finalmente libera, a Bruxelles campeggia anche la bandiera di chi combatte fianco a fianco coi nemici dell’umanità.

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