Operazione Bernhard : le sterline di Hitler

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Solomon Smolianoff (il primo a sinistra nella prima fila) a Sachsenhausen con alcuni suoi colleghi falsari
Solomon Smolianoff (“Solly manina d’oro”, come era conosciuto nel mondo della malavita, e dall’Interpol, negli anni ’20-’40), ebreo di origine russa, nella primavera del 1940 trascorreva i suoi tristi giorni nel campo di concentramento di Sachsenhausen in attesa della tragica sorte decretata dai nazisti per tutti quelli della sua razza, popolo o religione, secondo i punti di vista. Nato a Poltava, nell’Ucraina all’epoca appartenente all’impero zarista, aveva studiato all’Accademia d’Arte di Pietrogrado (oggi  San Pietroburgo) sotto la guida di Ivan Miassojedoff, artista di grandi capacità, oscillante tra Simbolismo e Jugendstil, non senza incursioni verso il Realismo (addirittura iperrealismo, in qualche caso, come si vedrà più avanti, quando lo si ritroverà nei panni di professore del buon Solomon nell’attività di falsario).

Quando, sotto le mentite spoglie della lotta al fanatismo religioso, il comunismo reale cominciò a rivelare le sue tendenze antisemite (le esemplificano, in confronto all’epoca zarista, in controtendenza rispetto alla maggior apertura verso altre lingue minoritarie, nel 1919 il divieto di studio della lingua ebraica nelle scuole, anche nelle classi con forte presenza di allievi ebrei, e nel 1930 il divieto di pubblicazione di testi liturgici ebraici), Smolianoff fuggì all’estero, stabilendosi a Berlino, dove, casualmente, un giorno del 1930 incontrò il suo ex professore, anch’egli ebreo e quindi fuggito dalla Russia per ragioni analoghe. Dopo essersi abbracciati ed aver rievocato i bei tempi all’Accademia Imperiale di Pietroburgo, cominciarono a discutere su come mettere a frutto il loro talento di provetti incisori.

“Per noi non esistono che due possibilità : cercare lavoro presso la Zecca, il che sarà abbastanza difficile perché siamo stranieri; oppure mettersi a produrre in proprio della cartamoneta”.

Accettata con entusiasmo la seconda proposta del suo austero (ma non troppo) professore, col suo aiuto Smolianoff si trasformò presto in uno dei migliori falsari al mondo. Le  banconote di sua produzione erano di una perfezione tale che solo pochi esperti riuscivano ad individuarle, e Solly “manina d’oro”, ad evitare complici che potessero tradirlo, provvedeva personalmente a piazzarle nelle sale da gioco di Baden Baden e Montecarlo.

Per i due falsari tutto procedeva a gonfie vele, quando l’ascesa al potere di Adolf Hitler, col corollario delle leggi razziali, venne a rovinare la festa. Il professor Miassojedoff, fabbricatosi un bel passaporto nuovo dove risultava essere tal Eugen Zotow, si trasferì nel Liechtenstein, dove si mise  ad esercitare l’onesto (e di prestigio, vista l’importanza della filatelia nel piccolo paese alpino) lavoro di disegnatore di francobolli. Morirà nel 1953, ricco, famoso e rispettato (quanto alla rispettabilità, vedremo più avanti che, quando l’identità Miassojedoff prevaleva sull’identità Zotow, qualche variazione sul tema ancora a volte se la concedeva), come prova l’esistenza, molti anni dopo la sua morte, di una fondazione a lui intitolata ed in grado di pubblicare libri in memoria della sua attività di pittore, incisore e disegnatore, come questo del 1997 nella foto sotto.

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Solomon, meno lesto del suo professore, non fece in tempo a fuggire e finì internato a Sachsenhausen.

Intanto, era scoppiata la seconda guerra mondiale, e la fertile fantasia di Hitler, frustrata dal fallimento dell’operazione “Seelöwe”, andava elaborando un diabolico piano alternativo per piegare la resistenza inglese : produrre in larga scala sterline perfettamente falsificate da spacciare sul mercato internazionale o addirittura da lanciare dal cielo sull’Inghilterra, in modo da screditarne completamente la valuta e provocarne la bancarotta.

Hitler affidò l’impresa alla meticolosa capacità di pianificazione di Reinhard Heydrich, che studiò accuratamente un precedente clamoroso, anche se fallito, compiuto in Ungheria subito dopo la prima guerra mondiale, quando, per eludere i durissimi vincoli politici e finanziari posti dai trattati di pace, un gruppo di personalità politiche con finalità patriottiche, capeggiate dal principe Ludwig von Windischgrätz, e con l’approvazione segreta del governo ungherese, decise di far stampare falsa cartamoneta ungherese da smerciare all’estero. Scoperto l’affaire a causa di alcuni biglietti difettosi ingenuamente spacciati dagli emissari all’estero, il governo ungherese se ne lavò le mani, lasciando finire in carcere i responsabili, ma il buon Heydrich, da vero ariano (con antenati ebrei, ma ben sepolti nell’oblio), era convinto di riuscire dove altri avevano fallito.

Dopo accurate ricerche, Heydrich trovò il suo uomo nel capitano Bernhard Krüger (dal cui nome quello appunto di “Operazione Bernhard”). Trentottenne, ex falsario prima di entrare nelle SS (le avanguardie eroiche della razza ariana spesso avevano un passato tutt’altro che cristallino), il buon Bernhard si mise subito al lavoro, incaricando diverse cartiere di mettere a punto il difficile procedimento di fabbricazione di una carta filigranata identica a quella utilizzata per la stampa delle sterline. Quando, dopo parecchi mesi, una cartiera finalmente riuscì a produrre un buon quantitativo della preziosa carta filigranata, si passò alla fase 2, il reperimento degli incisori per preparare i clichés. Krüger avrebbe potuto servirsi degli incisori della Zecca di Stato, ma lo ritenne troppo pericoloso, essendo difficile obbligarli a mantenere il segreto. Meglio ricorrere a prigionieri il cui silenzio poteva essere imposto con la forza. Era dunque il caso di andare a rapporto dal proprio boss, Heinrich Himmler, in grado di fornire materia prima in abbondanza.

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Bernhard Krueger
K.: “Per portare avanti l’operazione ho bisogno di impiegare dei falsari ebrei, tra loro ci sono dei bravissimi incisori”.

H.: “Quel che fa un ebreo, un ariano lo fa sicuramente meglio”:

K.: “Questa è una specialità particolare, non è una questione di razza, e poi di questi ebrei potrò fare quel che voglio, a lavoro finito non andranno certo in giro a raccontarlo, penserò io ad eliminarli”.

Convinto il boss, Krüger passò al reclutamento di 140 ebrei, il fior fiore dei falsari europei (primo della lista, ovviamente, il nostro amico Solomon), inviati in una sezione del campo di Sachsenhausen appositamente allestita e sottoposta ad un regime di massima sicurezza (neanche le SS di guardia potevano lasciare il campo, né parlare neanche tra loro dell’operazione in corso, due che furono sorprese a conversare tra loro della faccenda furono infatti fucilate). Quanto ai falsari  reclutati, il loro tornaconto stava, oltre che nel rinviare la morte, nell’ottenere buon cibo, sigarette, giornali, e la possibilità di ascoltare la radio, vita normale ed anche noiosetta in altre circostanze, paradiso provvisorio nel contingente.

Il gruppo fu diviso in varie sezioni a seconda delle specializzazioni, con l’incarico più importante, la preparazione del primo cliché per una banconota da 50 sterline, attribuito a Smolianoff. Era l’aprile del ’43 quando questi inviò a Krüger il primo biglietto falso inserito in una mazzetta di banconote autentiche. Né il capitano né alcuni esperti prontamente interrogati riuscirono ad individuarlo. Trionfante, Krüger si recò quella sera stessa a dare la lieta novella a Himmler, ricevendone l’ordine di avviare la produzione in serie, in apposito laboratorio a Friedenthal, prevedendo una media di 200.000 biglietti al mese (quindi, 10 milioni al mese di sterline perfettamente falsificate). In seguito, quando Smolianoff realizzò i clichés anche per gli altri pezzi, fu possibile diversificare ed aumentare quantitativamente la produzione.

La diffusione all’estero delle sterline false fu preceduta dall’emissione di documenti falsi realizzati con lo stesso procedimento utilizzato per le banconote. Constatato che il nemico non distingueva i documenti falsi dai veri, si passò al secondo espediente pensato per esser certi di non bruciare l’operazione per troppo fretta, come era successo ai falsari ungheresi una ventina d’anni prima : un banchiere straniero colluso, ma di buona reputazione, inviò un pacchetto di sterline false ad una grande banca svizzera, avvertendola che ne sospettava la falsità e chiedeva un controllo di garanzia. La dichiarazione di garanzia dell’autenticità delle sterline, rilasciata dalla banca svizzera, fu il diploma di laurea per il lavoro di Smolianoff. Da quel momento, milioni di sterline false furono gettate sul mercato internazionale, divise in tre categorie. Quelle perfette erano smerciate in paesi neutrali, soprattutto Svizzera e Spagna, quelle con lievi imperfezioni erano utilizzate per comprare materiale nei paesi occupati o per pagare gli informatori stranieri del servizio segreto tedesco, le più difettose, ma comunque accettabili, erano accatastate in un magazzino in attesa di lanciarne milioni dai cieli inglesi.

L’Operazione Bernhard procedeva così bene che Himmler ordinò di passare alla produzione di dollari americani, ma non altrettanto bene andava la guerra, per cui Krüger, intanto promosso maggiore, dovette trasferire lo staff produttivo a Redl-Zipf, sulle Alpi austriache, ed il magazzino nel Castello di Labers, presso Merano (località difficilmente raggiungibili dai bombardieri anglo-americani), oltre a dirottare parte dello sforzo produttivo verso la produzione di passaporti falsi a disposizione delle esigenze dei gerarchi nazisti di allontanarsi giudiziosamente verso più tranquille residenze extraeuropee. Fruitore di questo nuovo filone produttivo fu lo stesso Krüger, quando, il 2 maggio 1945, dopo aver ordinato di distruggere i macchinari e bruciare i vari milioni di sterline false giacenti in magazzino, scappò in auto verso la Svizzera, dopo avervi caricato la bella amante ed alcune valige piene di sterline, stavolta autentiche. Sarà comunque beccato, ma se la caverà con soli tre anni di soggiorno nelle carceri britanniche, venendo poi assolto (in virtù della pacificazione postbellica vòlta, eliminati i gerarchi oggettivamente ingestibili e chiudendo entrambi gli occhi sulle seconde e terze linee, a rimettere in piedi la Germania), e passerà quasi tutto il resto della sua vita (morirà nel 1989) lavorando nella stessa stamperia dove si era prodotta la carta filigranata per le sterline false.

Un suo stretto collaboratore, il maggiore delle SS Friedrich Schwend, responsabile del deposito di Castel Labers, fu catturato in Perù solo nel 1976, per esser processato in Italia per l’omicidio dell’istriano Teofilo Kamber, corriere incaricato di piazzare all’estero le sterline false, ucciso a freddo da Schwend per motivi mai davvero chiariti (ufficialmente perché accusato di passare informazioni agli americani o ai partigiani, ufficiosamente perché accusato di aver cercato di appropriarsi di uno stock di sterline false o forse solo perché sapeva troppo). Quanto al grosso delle sterline di Castel Labers, furono poste in casse gettate in un lago presso Innsbruck, da dove, sfasciatesi le casse, emersero molti anni dopo, ma aliquote minori restarono nel Meranese, continuando a spuntare, nel corso degli anni, dai luoghi più imprevedibili, come la cassa d’organo della chiesa di San Valentino, proprio ai piedi della collina di Castel Labers.

Il 6 maggio 1945 soldati americani, arrivando a Redl-Zipf, salvarono dall’esecuzione i 140 falsari ebrei, e segnalarono le prove della falsificazione alla Banca d’Inghilterra, i cui ispettori, inviati sul posto, ammisero di non riuscire a distinguere le banconote false dalle vere. Malgrado il tentativo dei servizi segreti inglesi di tacitare la cosa, lo scandalo divenne presto di dominio pubblico, costringendo la Banca d’Inghilterra, per evitare la rovina, a ritirare tutto il circolante sostituendolo con banconote nuove.

Ed il nostro amico Smolianoff? Assolto da qualsiasi imputazione per esser stato costretto dai nazisti, gli fu solo imposto di lasciare definitivamente la Germania, scegliendosi altra destinazione. Guarda caso, scelse l’Italia, dedicandosi, pare, alla falsificazione di passaporti per gli ebrei diretti in Palestina. Quando, nel 1948, apparvero in giro per l’Italia banconote da 1 dollaro trasformate abilmente in pezzi da 100, l’Interpol andò a colpo sicuro a pizzicare il buon Solomon nella sua residenza romana, anche se poi emerse che probabilmente il vero responsabile era un rispettabile cittadino del Liechtenstein, pittore e disegnatore dei ricercatissimi francobolli della monarchia alpina, lì conosciuto come Eugen Notow, ma che, nell’altra identità di Ivan Miassojedoff, soleva indulgere nella realizzazione di piccole opere iperrealiste di formato rettangolare. Peraltro, il prestigio di cui godeva il personaggio a Vaduz fece sì che il governo del principato non collaborasse alle indagini, che morirono senza esito.

Negli anni ’50 Smolianoff emigrò in Uruguay, da dove dovette allontanarsi perché ricercato dalla locale polizia in quanto coinvolto in un traffico di icone russe ottimamente falsificate. Finalmente, nell’ultima parte della sua vita, Solly “manina d’oro” sembrerebbe aver messo la testa a posto, visto che durante la sua permanenza in Brasile, dove morì nel 1976, sembrerebbe essersi dedicato solo alla realizzazione di giocattoli, oltre che esser tornato al suo primo amore, la pittura. Sembrerebbe…

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Castel Labers, Merano

 

 

 

P O S T I L L A

La storia narrata è stata trasposta nel noto film austriaco “Die Fälscher” (“Il falsario-Operazione Bernhard”), del regista Stefan Ruzowitzky, vincitore dell’Oscar 2008 come miglior film straniero, basandosi sulla versione dei fatti fornita nel libro di memorie dell’ebreo slovacco Adolf Burger (libro anteriore al film, ma pubblicato in Italia solo nel 2009, col titolo “L’officina del diavolo”). L’arzillo vecchietto (classe ’17, ma ancora in vita, o almeno lo era con certezza un anno fa), unico esponente ancora in vita dello staff di Smolianoff,  peraltro dà una versione dei fatti un po’ romanzata e francamente poco credibile nella parte in cui accentua l’importanza del suo ruolo personale nella faccenda (ad esempio, attribuendosi un’improbabile opera di sabotaggio del progetto vòlta a rallentarne lo sviluppo). Inoltre, nel film Smolianoff è ribattezzato Sorowitsch, forse per evitare eventuali controversie legali con parenti superstiti, al momento non noti, ma che potrebbero sempre spuntare fuori dal nulla per contestare alcuni aspetti della personalità del loro congiunto, come descritta nel film.

In linea generale, concludendo, ho preferito attenermi a ricostruzioni di taglio più storico, come quelle, in inglese, di Lawrence Malkin (“Kruger’s men”, 2006), e, in italiano, di Arrigo Petacco (“Nazisti in fuga”, 2014).

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