La guerra psicologica contro il comunismo ai tempi del Concilio Vaticano II

Se è pur vero che la temperie culturale creatasi con il Concilio Vaticano II [1962-1965] favorì in qualche modo “la cooptazione dei socialisti” al governo, non si è pienamente d’accordo con una studiosa che a tal proposito ha parlato “di una rinnovata vocazione ecumenica non compatibile con la crociata anticomunista né con un fiancheggiamento troppo sbilanciato agli Stati Uniti” [nota 1]. Difatti, l’atmosfera di distensione creatasi con gli anni del Concilio fu rifiutata in toto da molti uomini di chiesa, i quali in modo battagliero inasprirono il clima da “guerra psicologica” contro i comunisti.

Uno degli uomini di chiesa in questione fu Padre Romano Scalfi, direttore del Centro Studi Russia Cristiana di Milano, che il 3 novembre 1963 organizzò a Casa Letizia [in Lombardia] una Tavola rotonda dal titolo Il Comunismo in Italia: cause e rimedi, durante la quale intervennero ecclesiastici e laici [di seguito elencati in ordine di intervento]: Don Luciano Allais (Direttore del Centro Immigrati di Torino), Vittorio Balbo Bertone di Sambuy (Dirigente della Lepetit di Milano), Enrico Baroni (Medico), Alfredo Blanchetti Revelli (Direttore Commerciale Martini & Rossi), Guido Bodrato (Capo-sezione del Settore Industria dell’Istituto Ricerche Economico-Sociali di Torino), Gian Domenico Brossa (Docente del Politecnico di Torino), Piero Casassa (Imprenditore), Auguto Del Noce (Professore di Filosofia Morale all’Università di Trieste), Fabrizio di Majo (studente di Giurisprudenza), Roberto Manni (Consigliere comunale di Torino), Don Livio Maritano (Professore di Sociologia al Seminario Maggiore di Rivoli Torinese), Domenico Milesi (Dirigente per la ricerca della Palmolive di Anzio), Guido Orsi (studente liceale), Riccardo Prever (Vice Presidente dell’UCID Piemontese), Vincenzo Pich (impiegato alla Stipel)  ed Edmondo Schmidt di Friedberg (Capo Servizio Produzione della Palmolive di Anzio).

Fin dall’introduzione della Tavola rotonda si concepirono i “rimedi” al comunismo come una lotta assidua contro il Nemico Rosso e le sue tre “i” alleate, “ingiustizia, ignoranza, invidia”: “Non ci spaventa nessuna delle opinioni espresse. Non ci spaventa l’espressione lotta dura e aperta al comunismo [nota 2]. Per esigenze di sintesi verrà preso in considerazione uno degli interventi più ricco di spunti di riflessione, ovvero quello a cura dell’ingegner Vittorio Balbo Bertone di Sambuy. Egli propose il progetto di una grande “azione anti-marxista” che doveva essere condotta, in primis, dal governo e, in secundis, dalla popolazione su quattro piani fondamentali: “legale amministrativo”, “politico”, “organizzativo” e “morale”. Il primo prevedeva il siluramento delle casse del PCI con provvedimenti che contemplavano, ad esempio, l’eliminazione del credito bancario per le cooperative comuniste e di “qualsiasi finanziamento alla propaganda”, ovvero quello destinato alla realizzazione di film, opere teatrali e pubblicazioni; il secondo indicava come mossa inderogabile del governo il ritorno ad un puro centrismo, con l’allontanamento dei socialisti dall’area di potere; il terzo si basava su un colloquio costante che doveva essere intrapreso costantemente con le masse operaie, potenziale riserva di conflitti sociali, e rifuggito in ogni modo quello con l’intellighenzia comunista, in una sostanziale chiusura ad ogni dialogo; il quarto, il più importante, prevedeva un “riarmo morale”.

Il cosiddetto “riarmo morale” si rendeva oltremodo necessario dal momento che “il tentativo di apertura di S.S. Giovanni XXIII” si era dimostrato foriero di pericoli: il fedele doveva insomma tenere in mente il versetto del Vangelo “Chi non è con me è contro di me” e prendere posizione “prima di tutto sul piano personale”. Quella che veniva invocata era una sorta di militarizzazione della spiritualità: il fedele doveva sobbarcarsi il “dovere dell’apostolato anti-marxista di partecipare a questa guerra psicologica che si sta combattendo” [nota 3]. Il fedele-soldato doveva combattere per una “riabilitazione dei valori tradizionali”, ovvero “senso di patria” e “valore della disciplina”. L’intervento si concludeva con un’ulteriore chiamata alla guerra psicologica: “Occorre chiamare a raccolta tutte le forze anti-marxiste e proclamare la Crociata – la Lega Santa [sic!] – come nei momenti di grande pericolo per il Cattolicesimo ed il mondo occidentale” [nota 4].

I toni duri furono usati anche da altri relatori, come l’avvocato Roberto Manni che indicava, per “una seria lotta al comunismo”, una strategia che doveva “articolarsi in una reale contrapposizione democratica a tutti i livelli”, in particolare su quelli “ideologico”, “politico” e “organizzativo” [nota 5]: insomma, per Manni come per Tambroni due anni prima, contro il comunismo bisognava “essere implacabili” [nota 6].

Insomma, il lungo filo rosso della “guerra psicologica” al comunismo si dipana senza soluzione di continuità dalla metà degli anni Quaranta, con il salto di qualità rappresentato dal messaggio natalizio di Pio XII del 1947 [nota 7] – “Essere con Cristo o contro: è tutta la questione”: evidente riformulazione del versetto di Matteo “Chi non è con me, è contro di me” (Matt. 12,30) – alla metà degli anni Sessanta, passando per l’operato svolto con solerzia a metà degli anni Cinquanta dall’ambasciatrice Clare Boothe Luce, la quale fu promotrice di importanti iniziative nell’ambito della cosiddetta “responsabilizzazione degli europei nella lotta al comunismo” [nota 8].

Sarebbe interessante verificare la ricezione di quanto espresso nella Tavola rotonda in questa sede – in parte – analizzata [nella quale si arrivò, tra l’altro, ad una esplicita esortazione alla partecipazione del fedele alla guerra psicologica contro il comunismo] tra i relatori del convegno “La guerra rivoluzionaria”, organizzato dall’Istituto di Studi Militari Alberto Pollio a Roma il 3,4,5 maggio 1965 presso l’Hotel Parco dei Principi.

PIER PAOLO ALFEI

Immagine in evidenza: Padre Romano Scalfi

Note al testo:

[nota 1] Simona Colarizi, Storia politica della Repubblica. 1943-2006, Roma-Bari, Laterza, 2007

[nota 2] Atti del convegnoIl comunismo in Italia: cause e rimedi, Pinerolo, Alzani, 1964, p.2.

[nota 3] Ivi, p.12.

[nota 4] Ivi, p.13.

[nota 5] Ivi, pp.52-53.

[nota 6] “Lo Stato”, giugno 1961, cit. in Renato Moro – Daniele Mezzana, Una vita, un paese. Aldo Moro e l’Italia del Novecento, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2014, p.779.

[nota 7] Angelo Ventrone, La cittadinanza repubblicana. Come cattolici e comunisti hanno costruito la democrazia italiana (1943-1945), Bologna, Il Mulino, 2008, p.259.

[nota 8] Federico Robbe, L’impossibile incontro: gli Stati Uniti e la destra italiana negli anni Cinquanta, Milano, Angeli, 2012, p.106., p.213.

 

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