Lo Stato Pontificio: il sogno irrealizzato di un “Regno di Dio sulla Terra”

Lo Stato Pontificio ha costituito una delle entità politiche più contestate da parte della moderna storiografia liberale risorgimentale italiana, nonché da buona parte della storiografia successiva.

La fine del potere temporale dei papi è stato visto in questo senso come un autentico spartiacque tra un sistema universalmente percepito come monolitico e arretrato, immobile e sempre uguale a sé stesso da secoli e una fase di progresso e di effettivo sviluppo.

Fermo restando che la crisi politica dello Stato Pontificio era incominciata, come si vedrà, da almeno un paio di secoli, sarebbe semplicistico e del tutto privo di qualsiasi logica storica basarsi ancora oggi su considerazioni politicamente orientate riguardo il problema (se di problema si tratta) del potere temporale del papa.

In verità, concentrandosi su di una fase cruciale, ovvero all’incirca tra la seconda metà del XV e la prima metà del XVII secolo, è possibile intravedere il culmine di un grande processo di modernizzazione e di trasformazione dei possedimenti del papa, iniziato già nel XII secolo e destinato a proseguire ben oltre il XIX secolo, fino ad esaurirsi, per mano delle contingenze storiche, dinanzi al completamento dell’Unità d’Italia.

Punto nodale di questo processo è la rivisitazione del potere del papa, da potere universale puro, a modello e prototipo di Stato moderno, in cui peraltro si paventò per la prima volta il problema del rapporto tra una istituzione universale e una statale.

In altre parole: chi meglio dello Stato Pontificio poteva essere al centro dell’elaborazione teorica e dello sperimentalismo politico intorno ai rapporti tra lo Stato e la Chiesa?

Il passaggio dalla Chiesa come potere universale (al culmine della propria potenza con Innocenzo III e Innocenzo IV) allo Stato Pontificio è oggi formalmente riconosciuto da buona parte della storiografia, nel corso del pontificato di Niccolò V (1447-1455).

Nel XV secolo il papato era reduce da un periodo di profonda trasformazione ideologica ed istituzionale:

Rivedendo e in pratica moderando l’idea che aveva sino a quel momento avuto di sé stesso, dopo la fase avignonese, lo scisma d’occidente e la fase del conciliarismo, il papato pre-rinascimentale pose le basi per un coerente progetto politico, in cui forse per la prima volta nella storia della cristianità occidentale, l’Italia, e più precisamente Roma, fu il cardine da cui far dipartire il rinnovato potere del pontefice (<< Il papato ha cercato di recuperare nella penisola e sul piano politico il potere che ha perduto sul piano della Chiesa universale […] >> P.Prodi, Il sovrano pontefice).

Con Niccolò V vennero in pratica testati alcuni strumenti di governo già ampiamente utilizzati nel corso del papato avignonese, accentrando in un’unica capitale, immaginata come rappresentazione terrena del Regno dei Cieli, tutta la pragmatica politica e amministrativa dei possedimenti del papa.

Il pontefice si era reso conto che l’unico modo per farsi valere contro le nascenti monarchie nazionali di Francia, Inghilterra e Spagna era di costruire una forte base territoriale con centro a Roma.

In questo senso l’uso del potere spirituale poteva costituire un elemento di grandissima coesione interna. La commistione tra potere spirituale e politico d’altra parte era cosa nota e già largamente sperimentata dalle maggiori monarchie europee. Si pensi ad esempio alla figura dei Re Taumaturghi, di cui scrive Bloch, come base per la costruzione delle moderne monarchie di Francia e Inghilterra.

Da questo punto di vista un essenziale appoggio ai progetti papali giunse dalle Sacre Scritture, e in particolar modo dall’Antico Testamento. L’idea di una divinità forte, spiritualmente e pragmaticamente inserita nei meccanismi e negli automatismi politici degli uomini, trova nella rappresentazione artistica e nel simbolismo che caratterizza lo splendore artistico dello Stato Pontificio rinascimentale e barocco, il suo apice.

Scrive a tal proposito Paolo Prodi:

<< Il ricorso alle scene dell’Antico Testamento e in particolare l’esaltazione di Mosè sono considerati come inseriti nella nuova ideologia del primato e costituiscono certamente una testimonianza della continuità che supera il periodo rinascimentale in senso stretto per proiettarsi sul papato tridentino. >>

Michelangelo-Mose

Il nesso tra linguaggio artistico ed effettiva pratica di governo è spesso estremamente sottile. Lo straordinario trionfo artistico ed architettonico di Roma tra il Rinascimento e il Barocco rappresenta di fatto la manifestazione di un potere politico statale in costante rafforzamento.

Per trovare un esempio simile bisognerebbe risalire indietro di almeno tremila anni, all’Egitto dei Faraoni. Esistono infatti una serie di automatismi che sono tipici di grandi costruzioni politiche di ispirazione cesaropapista: il principale automatismo è la perfetta corrispondenza tra il Regno dei Mortali e il Regno dell’Aldilà. Un potente monarca assoluto incarna in questo senso tanto il tramite per il Regno dei Morti quanto colui che assicura la grandezza e la prosperità terrena del suo popolo, nonché una monumentalità senza uguali in campo artistico ed architettonico, come omaggio alla divinità.

Ciò si traduce, da un punto di vista architettonico, nei complessi templari di Luxor in Egitto o, per ritornare al sovrano pontefice, nel grande rinnovamento urbanistico di Roma, come scrive ancora Prodi:

<< Dietro la città-paradiso (Roma) non ci sono solo vaghi panorami di armonie geometriche ma le nuove idee forza della politica del Rinascimento di cui i papi si sono appropriati e che hanno sviluppato con continuità impressionante da Niccolò V a Sisto IV, a Leone X, a Sisto V, a Urbano VIII per citare soltanto alcuni nomi, e la cui presenza domina ancora la Roma fisica di oggi. >>

Se però questa sintesi tra potere spirituale e potere politico si realizzò con successo nell’Antico Egitto, con lo Stato Pontificio le cose andarono diversamente.

Il pontificato di Alessandro VI Borgia (1492-1503) fu l’inizio e la fine del processo di sintesi tra potere universale e politico all’interno di un’unica persona. La pratica politica prese infatti da quel momento il sopravvento, e la pars spirituale viaggiò su un piano parallelo ma sostanzialmente diverso, che finì per diventare persino un ostacolo.

Almeno fino alla Riforma protestante lo Stato poté infatti giovare ampiamente delle ricchezze europee frutto del potere universale del papa, e i pontefici, in particolar modo lo stesso Alessandro VI e il suo grande rivale Giulio II (1503-1513), portarono quasi a compimento il consolidamento territoriale della monarchia papale in Italia. Roma trasse enormi vantaggi da tutto questo trasformandosi nella prima e nella più importante città-corte dell’Europa moderna (<< Roma produce un modello, in senso strettamente semiotico, una tipologia culturale che funzionerà per tutta l’Europa di ancient régime come il Modello per eccellenza.>> P.Prodi, Il sovrano pontefice ).

piazza-di-spagna

Quando e come si arrestò tale processo? A dire il vero, come già accennato, la statalizzazione e territorializzazione non si arrestò mai, ma è come se ad un certo punto lo Stato Pontificio abbia subito, come e più degli altri Stati regionali, le conseguenze del cambiamento del contesto politico e della diminuzione di importanza della penisola italiana nello scacchiere geopolitico.

Per smentire Machiavelli, più che attribuire le cause della decadenza italiana alla presenza dello Stato Pontificio, si potrebbe sostenere l’esatto contrario. Il centralismo burocratico e la relativa stabilità politica della monarchia pontificia rendevano tale Stato un modello e un esempio per le altre realtà della penisola e dell’intero continenti, paragonabile forse alla sola Repubblica di Venezia.

L’invasione francese e i successivi interventi spagnoli ed imperiali ridimensionarono tuttavia il ruolo europeo dell’Italia e di conseguenza dello Stato Pontificio. A questo si affiancò per l’ex Patrimonio di San Pietro un problema di natura finanziaria, in parte dovuto alla base stessa da cui era partito l’intero processo di rafforzamento statale.

Nel momento in cui fu lo Stato a servire il potere universale e non viceversa, con il Concilio di Trento e la riforma/controriforma cattolica, l’esigua estensione territoriale ed economica dello Stato Pontificio in Italia centrale fu spremuta finanziariamente e decadde quasi inevitabilmente.

Quasi da contraltare a questo lento declino economico e sociale dello Stato Pontificio corrispose però una continua centralizzazione del potere (culminante con l’annessione del ducato di Urbino nel 1665) e soprattutto l’apice architettonico della Roma barocca, cimitero monumentale al sogno fallito di un Regno di Dio sulla Terra.

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MASSIMILIANO VINO

Fonti:

La mia fonte principale è stata il saggio Il sovrano pontefice di Paolo Prodi, che ha in pratica rinnovato tutti gli studi inerenti al potere temporale del papato moderno ed è ancora, a mio giudizio, validissimo.

Tra le altre fonti e come approfondimento di tale tematica consiglio la Storia d’Italia e gli Scritti politici di Guicciardini che offrono un’immagine forse più attendibile del papato rinascimentale di quella del suo amico Machiavelli.

Per un approfondimento prettamente storico si può consultare il volume di Carocci Lo Stato della Chiesa nella seconda metà del XVI secolo.

Consiglio anche, per riagganciarsi allo strettissimo legame che intercorre tra le vicende dello Stato Pontificio e la civiltà italiana del Rinascimento La civiltà del Rinascimento in Italia di Burckhardt, che è un po’ datato ma certamente ancora valido.

Riguardo il problema della sacralità del potere consiglio poi un altro libro di Prodi, chiamato Il sacramento del potere. Il giuramento politico nella storia costituzionaledell’Occidente a cui affiancherei il libro I Re taumaturghi di Bloch, che ho citato, per trovare anche un confronto con la situazione delle altre monarchie occidentali.

Per trovare infine riscontro anche visivo di quanto letto consiglio di visitare Roma e di concentrarsi sulla sua veste papale, sulla città-corte capitale del Regno di Dio.

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