L’ultima crociata e la prima colazione

Essere uno studente universitario durante le sessione d’esame comporta due cose: avere uno stress logorante, che ci rende irascibili verso ogni persona che ci circonda e assumere quantità industriali di caffeina. La nostra giornata inizia presto, i più socievoli di noi si dirigono al bar, con gli occhi sfogliano la golosa collezione di paste e poi ordinano un cappuccino. L’aroma del caffè, la dolcezza del latte e la fragranza del cornetto sono il carburante ideale per affrontare la pila di libri che ci aspetta sulla scrivania. Eppure mentre mi gusto il cappuccino so che questa colazione nasconde qualcosa, un mistero oppure un segreto perso nei secoli.
Mi chiedo perchè si chiami ” Cappuccino”, il come e quando è nato; ai miei interrogativi si apre un cassetto della memoria, impolverato dagli anni, ma cela la risposta agognata.
La risposta la conosco già, mi basta ripensare al contenuto di un libro saggistico, e mentre rimugino su queste parole sento l’eco di una battaglia avvenuta secoli addietro.


Quando gli Ottomani nel 1453 conquistarono Costantinopoli la loro avanzata divenne incontenibile, lo scacchiere danubiano-balcanico fu fagocitato in breve tempo dando ai neo-conquistatori il libero accesso ai territori valacchi e ungheresi.
Gli eredi di Maometto II, il sultano che assediò la capitale bizantina, riuscirono a creare uno dei più grandi imperi del Mediterraneo, di gran lunga superiore a quello di Giustiniano durante la sua Renovatio Imperii. Il potere dei Turchi non vacillò mai pesantemente sotto i colpi delle armate cristiane, il fallito assedio di Malta del 1565 e la sconfitta a Lepanto del 1571 sono casi isolati dove una coalizione cristiana vinse le armate della Sublime Porta.
Verso la fine del XVII° secolo il sultanato Turco si estendeva dai deserti dell’Arabia a Budapest, dall’Africa Nord-Occidentale al Golfo Persico, dall’Ucraina a Creta. Un vero colosso politico e militare, fin troppo vicino al cuore della cristianità e allo stesso tempo così lontano culturalmente da essa.
Il 1683 viene ricordato come l’anno in cui la Mezzaluna attaccò l’Europa. L’assedio di Vienna oltre ad essere un fatto storico concreto e decisivo divenne una leggenda e un mito dell’epos religioso europeo. Vienna era la mitica “Mela d’Oro “, il frutto proibito e leggendario che aspettava di essere colto e divorato. La capitale austriaca era solo un passo in avanti per assediare il più prezioso dei frutti, la “Mela Rossa”, che corrisponde alla Roma dei Papi e degli Imperatori. Nell’immaginario Turco catturare questi meravigliosi frutti proibiti portava ad essere l’imperatore di tutto il Mondo, dopo aver conquistato la Seconda Roma ( Costantinopoli) spettava a Vienna (nuova Roma imperiale) e alla vera Roma inginocchiarsi alla potenza di Allah.
Negli stessi anni, l’impero asburgico non era più la grande potenza che faceva tremare l’Europa, anche i loro parenti spagnoli non reggevano la forza della Francia di Luigi XIV e il loro impero latino-americano non riusciva a sanare la bancarotta imminente. La fortuna asburgica sembrava essere giunta al suo totale declino. Anche l’endogamia ( matrimoni tra consanguinei) aiutò ad indebolire l’impero germanico generando Imperatori deboli, inetti, spesso malati e manipolabili. Un esempio calzante è lo stesso Leopoldo I, l’imperatore che a breve sarebbe stato attaccato dalle armate islamiche, non brillante per la sua intelligenza, bigotto, deforme e gracile; non proprio il ritratto ideale di un Imperatore.
Nonostante queste carenze Leopoldo cercò di mantenere il suo impero stabile tra i dissidi austro-boemi e le continue tensioni tra principi cattolici e protestanti, probabilmente ci sarebbe riuscito se avesse avuto una pace duratura, invece di centomila turchi in viaggio verso la sua capitale. Vienna non solo era la capitale dell’impero ma anche il primo bastione posto in difesa dalla Cristianità contro l’Islam, questo compito di difendere l’Europa era fin troppo pesante per la sola Vienna.
Mentre la capitale austriaca era abbandonata a se stessa da potenze come la Francia ( alleata “segreta” del sultano), l’impero ottomano marciava verso l’Austria al comando del Visir Kara Mustafa, generale degli eserciti di Maometto IV. Le cronache registrano più di centomila soldati, di cui sessantamila erano Giannizzeri cioè i guerrieri meglio addestrati ed armati del Sultano. Oltre ai soldati, la spedizione islamica era composta dall’Harem del Visir, da cuochi, poeti, prostitute, artigiani e dai numerosi tesori che rendevano l’accampamento turco sontuoso come una corte nobiliare.
Papa Innocenzo XI, pontefice colto e strenuo difensore dell’Europa ( definito infatti primo “europeista e ultimo crociato”) iniziò a mobilitare una difesa da opporre alle spade degli Ottomani. La Lega Santa, vittoriosa a Lepanto, era da tempo dimenticata ma papa Odelaschi riuscì a reclamare l’aiuto del regno di Polonia e dai vari principi tedeschi. Ma il vero trionfo del vescovo di Roma fu quello di scegliere l’uomo adatto a salvare l’impero asburgico: un frate cappuccino. Questo frate di origini friuliane era Marco d’Aviano, religioso famoso per il suo carisma e il suo acume socio-politico. Il papa affidò a questo frate un compito importante, far rinascere lo spirito crociato ( da tempo sopito o dimenticato, basti pensare al capolavoro di Cervantes) nel cuore di tutti gli europei.
Mentre Leopoldo scappava da Vienna per non assistere al suo assedio imminente, il cappuccino si adoperava per convincere i sovrani europei ad aiutare l’imperatore asburgico.
Vienna difesa solo dal generale Von Starhemberg, si preparava a resistere al colosso turco accampato davanti ad essa. L’unica speranza dei viennesi era di spezzare l’esercito nemico con gli eccellenti cannoni di produzione lucchese, infatti gli stessi mastri fonditori si unirono alla difesa della capitale imperiale. I Turchi non si impegnarono mai in un assalto diretto alle mura di Vienna, il visir Mustafa preferì aspettare la resa per fame, ma gli irriducibili Viennesi resistettero sfamandosi perfino delle “lepri dei tetti” cioè degli sfortunati gatti da strada. Dopo numerosi giorni di assedio il visir si adoperò per un attacco frontale in gran stile.
Ma Marco d’Aviano riuscì a compiere il miracolo, il re di Polonia Giovanni Sobiesky si alleò alla causa del frate cappuccino. La lega santa con l’aiuto del re polacco e dai numerosi volontari cristiani risorse. Il dodici settembre i combattimenti a Vienna avevano raggiunto il culmine, la temibile fanteria specializzata dei Giannizzeri metteva a dura prova la resistenza viennese, che rintuzzava gli attacchi grazie agli efficienti archibugi. Quando le speranze della cristianità sembrarono crollare arrivarono Marco d’Aviano e Giovanni Sobiesky. Il re polacco allora scatenò la sua pesantissima cavalleria, gli Ussari Alati, cavalieri in armature luccicanti con finte ali di legno saldate alle loro spalle e ricoperte da piume di cigno. L’esercito paradisiaco di cavalieri angelici ed argentei caricarono con tutta la loro furia l’esercito ottomano. I Turchi furono travolti e sconfitti grazie agli eroi polacchi e con l’aiuto del carismatico frate italiano.
Di questo epico assedio rimaneva solo il sontuoso accampamento turco, ricco di tessuti damascati, profumi esotici e spezie preziose. Un ragazzo polacco durante il saccheggio dell’accampamento turco riuscì a rubare un sacco di juta grezza colmo di strani chicchi neri.
Mentre Sobiesky annunciò al papa la sua vittoria con una frase storica quanto quella di Cesare ” Venimus, vidimus et Deus vicit”, il ragazzo polacco creò una strana bevanda dal sapore molto forte ottenuta con i chicchi dell’accampamento turco. Un frate passò ad assaggiare quell’intruglio nerastro e stupito dal sapore intenso del caffè chiese del latte per addolcirlo, era un frate cappuccino. Era Marco d’Aviano. Negli stessi giorni i panettieri di Vienna crearono, ispirati dalla mezzaluna delle bandiere turche, i cornetti cioè i croissant francesi.
Marco d’Aviano non solo fu l’ultimo crociato ma anche con una sfumatura ironica e mitica il patrono della prima colazione.
Bibliografia essenziale.

Cardini F; Il turco a Vienna. Storia del grande assedio del 1683, Bari, Laterza, 2015
Petacco A; La croce e la Mezzaluna. Lepanto 7 ottobre 1571: quando la cristianità respinse
l’islam, Milano, Mondadori, 2006
– L’ultima crociata. Quando gli Ottomani arrivarono alle porta dell’Europa, Milano, Mondadori, 2009
Stoye J; L’assedio di Vienna, Bologna, Il Mulino, 2016

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